Enrico Colombotto Rosso fu pittore di spicco delle vicende artistiche più legate alla rappresentazione dell’inconscio e del subliminale nella seconda metà del Novecento, non solo italiano.
In questo dipinto emerge tutta la sua sensibilità nella conduzione del tema del ritratto. L’introspettività della figura femminile ritratta è la vera protagonista dell’opera, resa magistralmente grazie alle fluide ed evanescenti pennellate di blu e di nero dalle quali emerge, come fosse un’immanente spiritica apparizione, la figura. Gli occhi chiusi come se fossero in meditazione, le labbra serrate e il diafano pallore dell’intangibile incarnato contribuiscono a far vivere questo ritratto della luce riflessa degli occhi dello spettatore. Il sentimento dell’opera è sospeso in un labile limine che ondeggia tra la serenità e l’angoscia.
L’opera fa parte di una serie di ritratti, dipinti e incisi, ad analogo soggetto, tra i quali spicca senza dubbio come vertice apicale.